lunedì 28 aprile 2014

Giorno 3: Eroi?

La differenza tra un eroe ed un avventuriero è che il primo vaga alla ricerca di se stesso, il secondo di qualcosa da mettere in banca.



Stava iniziando ad albeggiare. Le prime luci toccarono le teste degli eroi, accasciati nelle brande delle loro stanze economiche.
I primi a svegliarsi furono i gemelli, che velocemente si prepararono al viaggio fissando le loro armi alla vita. Dopo un'ora i due avventurieri non avevano ancora notato l'alba. Furono i due Tiefling a svegliarli bussando alla loro porta.
<Sveglia, cani!> Urlò il gemello della locanda
<Siamo davvero certi che loro siano adatti ad una missione simile?> Chiese il secondo
<Adatti o meno, non abbiamo molta scelta, no?> Il demone più aggressivo sfondò quindi la loro porta a calci e continuò a martellare urlando sui loro letti. Il fratello se ne stette in disparte, a braccia conserte e pronto a partire.

<Non ho voglia di alzarmi> Boffonchiò lo gnomo
<Non fare il lercio e datti una cazzo di mossa> Rispose l'agitato cornuto <Non abbiamo tempo da perdere e da queste parti prima di partire è buona usanza chiedere l'approvazione degli dei, quindi dobbiamo anche passare al tempio.>
Si avviò quindi verso l'uscita della stanza. Aprendo la porta e trattendno la maniglia allora aggiunse <Avete 30 minuti prima che arrivi a tagliarvi le orecchie.> Si chiuse quindi ciò che rimaneva del legno alle sue spalle, quindi si mise ad aspettare insieme al fratello nella sala da pranzo della locanda, di fronte ad una colazione condivisa con ubriaconi rimasti lì dalla sera prima e qualche boscaiolo in ferie.
Una sola ombra alle loro spalle sembrava non aver nulla a che fare con il resto della fauna locale. Un uomo, molto grosso, ma in grado di nascondersi in mezzo alla folla senza attirare l'attenzione.

Il gruppo partì dopo un'oretta verso la piazza della chiesa, dove banchi di trofei per le divinità si stendevano di fronte all'enorme palazzo delle chiese che separava i quartieri poveri da quelli ricchi.
A Ventus, solo pochissimi culti erano vietati, tutti gli altri avevano un luogo di culto posizionato al centro della città. Tutti i templi erano vicini, ammassati all'ombra della grande torre intorno alla quale si estendeva dapprima la città, poi le mura.
Il terrore religioso affiancava perennemente ogni singolo cittadino della capitale verde: dal mezzo demone al contadino, ma l'unico veramente interessato alla preghiera questa volta era lo gnomo. Fedele di Talos, aveva imparato che forse non era il caso di far irritare il più potente e cattivo tra gli dei. Colui che avrebbe potuto strappargli la vita con un solo soffio, doveva esser celebrato a dovere.

Sfortunatamente per il mago, quello non era ancora il momento di pregare. Di fronte a loro, dalla parte dei quartieri alti, delle ombre gli bloccarono il passo, dall'altra, un secondo gruppo di persone si parò di fronte all'ingresso della zona bassa.
Circondati, i due mezzi-demoni presto si resero conto di esser in una situazione terribile.
I nobili non erano altro che il fratello della nobildonna ed i suoi sgherri, mentre quelli dalla zona bassa altri non potevano essere che i creditori del fratello. Il gruppo si trovò al centro di un'ellisse tra potenze considerevoli.
Si misero spalla contro spalla, allora l'umano ed il mago chiesero spiegazioni, ma queste non tardarono ad arrivare dai nobili, rivolti verso i banditi.

<Vili, lasciate questa feccia a noi e tornate alle vostre attività. Qui è stato macchiato il buon nome di lady...>
<Non dire stronzate, ciccisbeo, qui noi vogliamo i soldi che ci deve il cornuto, abbiamo aspettato un mese per poter attaccare e non sarete certo voi a mettervi tra i cogli...>
<Insolente! Lascia il passo a noi e non verrà fatto del male a te ed ai tuoi uomini...>
<Scusate> Interruppe allora il demone della zona bassa <Vogliamo pestarci o dobbiamo fare ancora a lungo gara a chi ce l'ha più grosso?>

All'ironica ed arrogante domanda, il nobile fratello della nobildonna rovinata, tirò fuori la spada ed attaccò il gruppo, lo stesso fece il campione dei creditori. Gli schieramenti opposti, dal canto loro, preferirono spararsi frecce addosso a vicenda, lasciando tutti circondati ed al tempo stesso possibili bersagli.

Da una parte il gruppo era circondato da un nobile esperto nell'arte dello stocco, un giovane dallo stile dei rodomonti, in grado di colpire e schivare con agilità incredibili. Dall'altra un bruto guerriero di strada, forgiato dalle nocche volate in mille risse ed armato con una vistosa ascia bipenne.
Il gruppo, chiuso ancora a cerchio, schiena contro schiena, vide per la prima volta le sue abilità combinate.

Da una parte, il guerriero si prese il teppista. La catena dell'uomo deviò ancora ed ancora l'ascia bipenne, trattenendo i colpi in modo tale da permettere al ladro di rimanere alle spalle del bruto ed accoltellarlo ancora ed ancora senza che lui potesse reagire o danneggiarlo.

Dall'altra, l'apprendista rodomonte veniva trattenuto lontano dalla magia esplosiva dello gnomo, sommata con le frecce magiche dell'amante cornuto.
Un'onda d'urto lo ribaltava, ed in quel momento partiva una freccia elettrificata.
Dardi incantati, colpi diretti in pieno volto del nobile venivano schivati come se fossero semplici giochetti di prestigio. Dall'altra parte, invece, in poco tempo riuscirono ad atterrare il bruto. Allora il demone più aggressivo gli saltò sulla pancia e tagliandogli la gola sussurrò
<Ritengo il mio debito saldato.>

Il gruppo tentò di riunirsi, ma prima ancora che il guerrier potesse unirsi, i maghi avevano già messo fuori combattimento il nobile, sanguinante ed ormai privo di sensi.
Il demone più pacato tra i due decise quindi di tenerlo sveglio ed afferrandogli il colletto e digrignando i denti ordinò <Noi due adesso ci facciamo un bel discorsetto.>

Schiaffeggiandolo un paio di volte, continuò il suo discorso <Ho deciso di risparmiarti la vita. Posso passar sopra al fatto che tu abbia chiamato degli uomini per aggredirmi, ma non al tuo opporti al mio amore per tua sorella, quindi senti che faremo. Tu ora mi darai il permesso di avere un colloquio con tuo padre per chiederle la mano, mi permetterai di presentarmi ai quartieri nobiliari per andarci, ma soprattutto non mi infastidirai ulteriormente. Tutto chiaro?>
Il nobiluomo, in una maschera di lacrime, moccio e sangue, annuì.
Il mezzo-demone a quel punto gli prese la borsa delle monete e concluse <e queste sono per il disturbo.>


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CONTINUA
parti mancanti:

-Il colloquio
-il dungeon
-giorno 4: L'avventura...paga?

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